Marchionne voto 2
Questa volta non ce l'ha con la Fiom, ma spara a zero su Volkswagen ("la loro guerra dei prezzi è un bagno di sangue"). Evidentemente ha dimenticato che la concorrenza è l'anima del capitalismo. I tedeschi non chiudono le fabbriche, pagano gli operai il doppio di lui, vendono le macchine a un prezzo più basso e per di più le fanno meglio. E lui, invece di andare a nascondersi, li attacca. La smetta di sparare cazzate, almeno per le prossime due settimane. TREGUA OLIMPICA
Liam voto 9
Gli nego il 10 solo per lo spavento che fa prendere ai suoi genitori. Per il resto giù il cappello. Undici anni, capelli rossicci, lentiggini e sguardo da furbacchione: tipica faccia da monello inglese. Si sveglia presto, sgattaiola fuori di casa con la maglia di Spider-Man e va all'aereoporto di Manchester con un'idea semplicissima: volare a Roma. Peccato non abbia né biglietto né documenti. Supera brillantemente e inspiegabilmente cinque controlli di sicurezza ("mescolarsi ai turisti in partenza" non è propriamente una spiegazione accettabile) e sale sull'aereo. Si accorgono di lui quando il jet è già in volo. La polizia italiana lo accoglie coccolandolo e, dopo averlo riempito di caramelle, lo rispedisce a Manchester. Grande Liam: a volte i sogni non muoiono all'alba. CUORE IMPAVIDO
Bolt voto in sospeso
L'uomo che stregò Pechino e il mondo intero con 3 ori e 3 record del mondo, l'uomo più veloce di sempre, è riuscito nell'impresa di arrivare a Londra da non favorito. Inspiegabile per uno col suo talento. Lo accusano di non fare vita da atleta e se non sarà oro non si libererà facilmente di queste accuse. Bolt però è l'Olimpiade: l'atleta perfetto che strabilia, emoziona e diverte. La pista non ha mai avuto un istrione di questa levatura. Come si fa a non tifare per questo ragazzo di Jamaica condannato a vincere e stupire sempre e comunque? Speriamo ce la faccia ancora, come e più di quattro anni fa. USAIN AGAIN
Raya Zin Aldden voto 10
Se i giornalisti non fossero troppo impegnati a parlare di preservativi a cinque cerchi e sesso prima delle gare potrebbero cercare questa ragazza siriana e intervistarla. Ne uscirebbe sicuramente un bel pezzo. A Londra sono arrivati solo dieci atleti siriani, sei uomini e quattro donne, nessuno con speranze di medaglie. Hanno lasciato un paese in piena guerra civile e non sanno cosa troveranno al loro ritorno, ma non hanno rinunciato al sogno olimpico. Non so molto di Raya, solo che ha 24 anni e studia Farmacia. E' arrivata a Londra con la sua carabina perché gareggerà nel tiro a segno. A me la storia di una ragazza araba che lascia un paese in guerra e va a sparare alle Olimpiadi, per la pace e per il suo popolo, sembra una storia bellissima. FORZA RAYA
di tutto un pop
sabato 28 luglio 2012
venerdì 29 giugno 2012
San Pietro e Balo
Italia-Germania: una partita in cammino da più di quarant'anni. Un incrocio di destini estivo che si ripresenta a cadenza variabile: 12, 24, 6 anni. Tutti multipli di 3, il numero magico.
Si cominicia nel 1970. Un fischio d'inizio che arriva dall'altra parte del mondo: stadio Azteca, Città del Messico, semifinale mondiale. La partita, causa fuso orario, comincia a mezzanotte. Un'Italia in mutande e canottiera assiste incredula al match più emozionante della storia del calcio. Due gol nei tempi regolamentari, cinque nei supplementari. Quando Rivera insacca il definitivo 4-3 molti credono sia solo un sogno, ma qualche minuto dopo sono tutti in strada a festeggiare.
Passano dodici anni e la partita si rimaterializza al Santiago Bernabeu di Madrid, finale mondiale del 1982. Pablito Rossi, Tardelli, Altobelli: 3-1. Gli occhialoni di Pertini se la ridono in tribuna e la coppa torna nel Belpaese. Una lunga pausa, più di vent'anni. Cade il Muro di Berlino, la Germania è di nuovo unita. Marco e lira vanno in pensione, euro per tutti. Italia-Germania continua a spostarsi da Est a Ovest. E' il 2006 e i tedeschi se la ritrovano in casa. Ospitano il mondiale e sono in semifinale. Dortmund sembra il teatro ideale per sfatare il tabù azzurro e invece niente, perdono ancora. E il modo ancor li offende. Secondo tempo supplementare, manca un minuto alla lotteria dei rigori. No look di Pirlo per Grosso che insacca il tiro della vita; Del Piero in contropiede chiude i conti. 2-0 a casa loro.
Il resto è storia di ieri e di oggi (San Pietro e Balo). Ancora un po' più a Est, Varsavia. Per la Germania questa volta è Azzurro tenebra. Balotelli (anagramma di Altobelli) sventra la Mannschaft con due splendidi gol: un colpo di testa imperioso e una sassata all'incrocio dei pali. Due lampi che trasformano un talento sprecato in un campione consacrato. Il primo grande calciatore italiano di colore. Nonostante la Bossi-Fini.
Dicono che i tedeschi ci amano ma non ci stimano, mentre noi li stimiamo ma non li amiamo. Può darsi, l'unica cosa certa è che il calcio ha delle leggi imponderabili. Una di queste dice che Italia-Germania finisce sempre allo stesso modo. Cambiano trama e protagonisti, non il risultato. Gli undici pizzaioli, come li chiama la Bild, vincono sempre.
sabato 16 giugno 2012
Welbeck vs CR7
Ho visto più televisione in questa ultima settimana che in tutto il resto dell'anno. Eventi come i Mondiali o gli Europei ti trascinano davanti alla tv anche per un modesto Polonia-Russia. Certo, le telecronache soporifere della RAI non aiutano molto. Tra tutti salverei solo Bizzotto, ma è mezzo crucco e infatti gli fanno commentare sempre la Germania. Bruno Gentili è il peggior cronista che sia toccato in sorte agli azzurri. Retorico, stucchevole, snervante. Da prendere a calci ad ogni intervento, non sarebbe andato bene neanche per l'Italia di Pozzo. Rimpiango perfino la colloquialità campestre di Bruno Pizzul. In Rai, da sempre, decide la politica. Altro che meritocrazia. RaiSport pare sia un fortino della destra. Se avete le conoscenze giuste anche voi potreste ritrovarvi a commentare un Inghilterra-Svezia. Come è successo ieri sera a Vincenzo D'Amico, un ex calciatore che non troverete su Wikipedia ma solo su WikiLazio. Non so cosa gli abbia fatto Ibrahimovic, ma lo ha denigrato faziosamente ad ogni pallone toccato. Anche quando Zlatan saltava due, tre avversari e faceva reparto da solo. Sarei curioso di sentire il commento di D'Amico in una partita dell'Italia. Se non gli piace Ibra come commenterebbe le scialbe prestazioni di Cassano e Balotelli? Se l'Italia avesse un attaccante decente potrebbe anche dire la sua. Cassano non ha mai corso, giocava da fermo anche prima dei problemi al cuore. Balotelli è l'eterna promessa mai mantenuta, una Ferrari guidata da un cieco che purtroppo non è Al Pacino in Scent of woman. Ha ancora un gettone da giocare, contro l'Irlanda. Sarà finalmente la sua partita? Se non segna neanche contro i teneri trifogli verdi torniamo a casa. Mentre attendiamo la sfida fatale gli inglesi festeggiano il gran gol di Welbeck, di qualche mese più giovane di Balotelli e anch'egli di origini ghanesi. Un gol fantastico, uno di quei colpi di tacco che non ti stancheresti mai di riguardare. Se l'avesse segnato Cristiano Ronaldo ce lo riproporrebbero in tutte le salse, fino alla fine dei nostri giorni. Per fortuna Welbeck è ancora solo un giovane attaccante della nazionale inglese, è il calcio che ci piace. Lontano dal doping mediatico che trasforma i calciatori in marchi (CR7) o, quando va bene, in modelli impomatati. E pazienza se sbagliano i gol a porta vuota...
martedì 15 maggio 2012
Cenere alla cenere
Che muoia domani o tra ottanta anni
(meglio la seconda) ricordatevi che voglio essere cremato. Lo scrivo
qui, a futura memoria di chi mi vuole bene e mi sopravviverà. Tutto
sommato bruciare mi sembra il modo migliore di andarsene, almeno per un corpo morto; sempre
meglio che decomporsi lentamente. Oggi leggevo dell'apertura della tomba di De
Pedis in Sant'Apollinare a Roma. Un'operazione alla Dan Brown che
difficilmente chiarirà il mistero che avvolge la fine di Emanuela
Orlandi. Per svelare un segreto che vede coinvolti Vaticano, Opus
Dei, Banda della Magliana e chissà chi altro ci vorrebbe un
investigatore da romanzo. Purtroppo i segreti di questa portata
(e questo ha tutta l'aria di essere un segreto di Stato) nella realtà
rimangono tali. Pare che il cadavere di De Pedis, che per la cronaca
ha ispirato il personaggio del Dandi di Romanzo Criminale, sia in
ottimo stato di conservazione. Certo, la camicia è ingiallita, ma
erano ventidue anni che non prendeva aria. Gli esperti in materia
sostengono che ormai i cadaveri si decompongono molto più lentamente
di una volta, a causa di tutti i conservanti che ingeriamo in vita.
Se lo dicono loro...
Io comunque continuo ad essere per la
cremazione, soprattutto dopo essere stato in India e Nepal. Il fumo
delle pire funerarie, le cataste di legna da ardere, le ceneri
disperse nel fiume. Il rito funerario hindu sarà anche straniante,
ma è innegabile che conservi un senso che i nostri funerali hanno
perso da tempo. Superato lo shock iniziale quel corpo che brucia non
è poi così insensato. Perché ostinarsi a conservare qualcosa che
non è più niente? Qualcosa che comunque è destinato a diventare
altro. Nei funerali hindu non c'è tristezza. Non importa che sia
morto un bambino di tre anni o un vecchio di novanta. Nessuno si
dispera. Semplicemente perché per loro la morte non è un evento
tragico, non è la fine di tutto: è il passaggio verso un'altra
vita, in quel ciclo che finisce solo quando si raggiunge
l'illuminazione e ci si libera dell'illusione del mondo materiale.
Io non ho nulla da nascondere, ma se
qualcuno venisse a ravanare nel mio cadavere non sarei molto
contento. Oltre alla polizia scientifica che giustamente fa il suo lavoro,
c'è gente strana in giro. Al povero Gigi Meroni venne asportato il
fegato post-mortem da parte di un tifoso fuori di testa che non
riusciva a consolarsi per la morte del talento granata. In Argentina
quando qualcuno esagera coi fagioli e produce fastidiose flatulenze
gli si chiede se ha mangiato le mani di Peron (qualcosa che equivale al
nostro “hai mangiato bambini morti?”). Nel 1987 ignoti asportarono
chirurgicamente le mani della salma imbalsamata dell'ex presidente
argentino. Qualcuno parlò di un rito massonico, altri di un anello
preziosissimo. Se Evita l'avesse fatto cremare Peron avrebbe evitato questa
inutile amputazione.
Margherita Hack dice che siamo polvere
di stelle. Si ipotizza che la materia che ha dato vita ai pianeti e
agli esseri viventi sia arrivata da gigantesche esplosioni stellari.
Il ferro del nostro sangue e il calcio delle nostra ossa arrivano da
una supernova, dalle sue reazioni nucleari. Se siamo polvere di
stelle forse è giusto concludere il nostro
passaggio terreno tornando al nostro stadio originale. Poi ognuno faccia come meglio crede. Ogni tanto è bene ricordarsi che dobbiamo morire, ma l'importante è non dimenticarsi mai di vivere.
martedì 8 maggio 2012
Ipse dixit #22
Servono venti anni a una donna per fare del proprio figlio un uomo, e venti minuti a un'altra donna per farne un idiota.
Charles Dickens
Charles Dickens
lunedì 7 maggio 2012
Per aspera ad astra
Il motto di oggi porta la firma di Lucio Anneo Seneca: per aspera ad astra. La via che porta alle stelle è irta di ostacoli. Mentre l'Italia pallonara si accapiglia sulla fantomatica terza stella della Juventus il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo fa il botto e si prepara ad entrare nella tana del lupo. Berlusconi, fiutata l'aria, ha preferito defilarsi ad Est. A quest'ora, in quel di Mosca, starà collaudando qualche lettone di Putin. Mentre Alfano, in via dell'Umiltà, si cosparge il capo di cenere e realizza che si è già bruciato. I macellai del PdL preparano l'altare e affilano i coltelli: di Angelino resteranno solo sanguinacci. Come prossimo leader del centro-destra pare che Silvio stia pensando addirittura alla Santanché. Solo a pensare alla campagna elettorale mi vengono i brividi. Come al solito Bersani sembra capirci poco o nulla, ma in fondo può star tranquillo: stanno quasi tutti peggio di lui.
Finalmente il campionato più pazzo del mondo ha avuto il suo epilogo. Manca una giornata, ma se Dio vuole per quest'anno abbiamo chiuso con gli ultras che fanno togliere le maglie ai giocatori o li chiamano sotto la curva per insultarli. Non ci siamo fatti mancare niente, neanche l'allenatore che trasforma la panchina in un ring e picchia un suo giocatore. A inizio campionato non avrei scommesso un euro sullo scudetto alla Juve, ma non avevo messo in conto tre fattori determinanti: il nuovo allenatore, lo stadio nuovo e Andrea Pirlo. Conte ha trasformato una squadra di brocchi in un'armata invincibile. Onore a lui e a chi gli ha comprato Pirlo, il genio che ha fatto girare la squadra praticamente da solo. Il vero miracolo di Conte è stato mettere a posto la difesa. Lo scorso campionato la Juve aveva una retroguardia da retrocessione (47 gol subiti), quest'anno una delle migliori d'Europa (Buffon ha subito solo 19 gol, 18 più quello che si è "inventato" contro il Lecce). Lo scudetto della Juve dimostra che l'allenatore e lo stadio contano molto più di quanto si pensi. Nelle partite casalinghe i giocatori bianconeri sembrano letteralmente posseduti dal tifo dello Juventus Stadium. Ecco l'altro miracolo di Conte: ha costruito una squadra di invasati. Non sono i più forti, ma giocano come se lo fossero.
martedì 17 aprile 2012
Vecchio scarpone
E all'improvviso una sera di aprile, davanti a una vetrina di Foot Locker piena di scarpe dai colori e dalle fogge improbabili, ti rendi conto di due cose: la prima è che le Nike di una volta erano meglio, la seconda è che non sei più giovane.
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